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GESTIONE DELLA SCA: UN EVENTO FORMATIVO IN LOMBARDIA

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In Lombardia, nel 2016, si sono verificati 31 mila decessi per malattie del sistema circolatorio. Anche se questi numeri sono impressionanti, questo tasso è diminuito negli ultimi anni. Di questi 31 mila decessi, 9.584 sono attribuiti a malattie ischemiche del cuore. Tra queste ci sono le sindromi cronariche acute (Sca) – comunemente chiamate anche “attacchi cardiaci”.

Per presentare l’attuale fotografia epidemiologica e la gestione clinica del paziente colpito da Sca, in Lombardia, si è tenuto il convegno “Gestione clinica della sindrome coronarica acuta in regione Lombardia” a Milano.  L’evento è stato organizzato da Motore Sanità con il patrocinio della conferenza delle regioni e delle province autonome di regione Lombardia e con il contributo incondizionato di Senofi e IT-Med. Questo convegno a messo a confronto esperti del settore ed esponenti del mondo politico per analizzare le criticità presenti nel sistema e proporre soluzioni migliorative.

Il presidente Anmco Lombardia, Uo cardiologia Asst Cremona, Giuseppe Di Tano, ci spiega: “Il dolore toracico è uno dei più comuni sintomi che il paziente può accusare ed è tra i motivi che inducono i pazienti a consultare il medico ad andare al pronto soccorso. Le cause sono molteplici, con una lunga lista di diagnosi differenziale e differenti livelli di severità e rischio. La sindrome coronarica acuta è la causa solo in una bassa percentuale di casi. È quindi necessario definire le procedure cliniche per identificare le situazioni più gravi così da avviare il più rapidamente possibile il trattamento specifico e mirato in tempi utili, se si tratta di Sca.

Le sindromi coronariche acute comportano patologie causate dall’insufficiente irrorazione del muscolo cardiaco da parte di un’arteria coronaria. La forma più grave di queste è l’infarto miocardico acuto. Questo comporta la totale mancata irrorazione di una parte del tessuto muscolare cardiaco che porta alla necrosi dello stesso con conseguenze alcune volte mortali. Dal 2009 al 2015 i ricoveri per Sca, in Lombardia, sono stati circa 140 mila con una mortalità intraospedaliera che è diminuita negli anni arrivando a circa il 5,2% dei ricoveri per questa patologia.

Il Direttore scientifico del Centro di ricerca interateneo healthcare research & pharmacepidemiology, Giovanni Corrao, professore ordinario di epidemiologia e biostatistica all’università di Milano Bicocca, riporta ed analizza dati epidemiologici più rilevanti negli ultimi anni sul numero di pazienti lombari con Sca e di quale risorse sanitarie usufruiscono mettendo in luce che il rischio di mortalità negli ultimo 10 anni si è ridotto passando dal 6,5% al 5,2% dei casi. E dopo la dimissione? “Dall’80 al 90% dei pazienti inizia, entro un anno dopo la dimissione, il trattamento farmacologico con β-bloccanti, anti-aggreganti e statine. Queste terapie sono frequentemente abbandonate nel tempo”.

Il 50% dei pazienti dimessi dopo 3 anni ha sperimentato almeno un episodio di discontinuità terapeutica con anti-aggreganti. Inoltre, entro un anno dopo la dimissione, il 68% dei pazienti sperimenta una visita cardiologica, il 77% viene sottoposta ad elettrocardiogramma di controllo, l’81% viene controllato per profilo lipidico e il 13% per la creatininemia. “Chi inizia la terapia β-bloccanti, anti-aggreganti e statine entro un anno dalla dimissione ospedaliera hanno un ridotto rischio di ricoveri cardiovascolari successivi rispettivi al 10 e al 13,4%”.

“Infine – spiega Corrao – sebbene la riabilitazione in regime di degenza sia sperimentata solo dal 20% dei pazienti ricoverati per Sca, entro due mesi dalla dimissione, essa gioca un ruolo importante. La riabilitazione è rilevante nella prevenzione secondaria degli esiti, visto che i pazienti ad essa sottoposti sono caratterizzati da un ridotto rischio di ricoveri successiva del 29%. Ci si aspetta, dunque, che il “valore” del monitoraggio dell’aderenza alle cure del paziente preso in carico sia considerevole”.

Il responsabile aspetti clinici del Soccorso e progetto regionale defibrillazione precoce, Areu Lobardia, Guido Villa ha annunciato che nel 2018 l’Areu ha eseguito più di 78 mila elettrocardiogrammi con il rilievo di 1.833 infarti gravi (Stemi) e di 41.220 eventi riferibili alla Sindrome coronarica acuta sopraccitata. È proprio l’Areu, Azienda Regionale emergenza Urgenza, ha gestire gran parte il primo approccio con il paziente. “Il dato più importante rimane quello riguardante il tempo di ospedalizzazione mirata della chiamata dalla chiamata del cittadino che risulta inferiore di oltre 10 minuti rispetto alla richiesta per l’eccellenza della società europee di cardiologia. Per il corretto trattamento dei pazienti con Sca è infatti necessaria una presa in carico che parta con il personale di pronto intervento, continui con i medici e chirurghi del pronto soccorso, prosegua con i clinici che prendono in carico il paziente in ospedale e si concluda soltanto con il medico di medicina generale che segue il follow-up del paziente”.

Corrado Lettieri, direttore Struttura complessa di cardiologia, Asst Mantova afferma che è sicuramente l’angioplastica coronarica primaria che, se erogata entro i 60 minuti dalla diagnosi, consente di ridurre significatamene la mortalità per infarto miocardico acuto. In Lombardia oltre l’80% adotta questa angioplastica primaria per trattare la Stemi, una percentuale più elevata rispetto a quella nazionale. Rimangono però delle problematiche per quanto riguarda le modalità di accesso ospedaliero.

“Quasi il 50% dei pazienti si presenta ancora autonomamente nelle strutture sanitarie a seguito dei primi sintomi di Sca, una percentuale che sembra non ridursi – afferma Lettieri – nonostante la diffusione di specifiche campagne educazionali che invitano a chiamare il 112/118 in caso di dolore toracico”. La cardiologia preventiva e riabilitativa (Cpr) invece attraverso un interventi, migliora sia la qualità della vita che la prognosi, afferma Roberto Pedretti, direttore Dipartimento di cardioangiologia riabilitativa, istituti clinici scientifici maugeri, Irccs, Pavia.

“La Cpr non è ancora pienamente valorizzata all’interno del panorama cardiologico. La ancora non ottimale “referral rate” dei pazienti cardiopatici ai pogrammi di Cpr costituisce e rappresenta una delle cause della non adeguata aderenza alla terapia medica ottimizzata dei pazienti cardiopatici. Si evidenzia negli anni una progressiva riduzione della mortalità – prosegue – con un innalzamento della sopravvivenza”. Anna Pozzi, medico di medicina generale, Fimmg Lombardia vice presidente Iml, afferma che il miglior modo di trattare la Sca è con una buona prevenzione e un sistema immediato e ben organizzato di pronto intervento.

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