Home»attualità»L’11 FEBBRAIO E’ LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO. UN POST PER RIFLETTERE

L’11 FEBBRAIO E’ LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO. UN POST PER RIFLETTERE

0
Shares
Pinterest Google+

In occasione della Giornata Mondiale del Malato, Artemisia onlus, quotidianamente impegnata a favore di chi é in difficoltà, ha pensato di offrire un contributo ulteriore con un post che possa farci riflettere.
Il grande rischio, quando si vive un malessere, un’infermità o una degenza, è di contagiare la nostra psiche, ammalarsi anche psicologicamente e perdere la nostra “spinta vitale”.

E allora questa diventa la nostra sfida principale: prendiamo coscienza della malattia; “Tutti prima o poi siamo chiamati a scontrarci con la malattia” ci ricorda Papa Francesco, è quindi insito nel compito di ciascuno di noi affrontare questo momento come parte della vita. Il corpo umano è come un’automobile, serve per muoverci e operare; la mente è altro, e deve rimanere forte, reagire in modo virtuoso e superare i momenti difficili. La nostra capacità di rimanere positivi è parte essenziale della nostra cura, mentale e fisica. Sforziamoci quindi sempre di affrontare in qualche modo l’esperienza difficile.

Chiediamo aiuto agli altri.    

Spesso, se malati, ci sentiamo a disagio e ci chiudiamo in noi stessi, pensando solo di costituire un peso e un disturbo per il prossimo. Ecco, tutto questo non è giusto e non è vero. La malattia è un fatto naturale e il disagio che proviamo nello star male rappresenta, per chi ci circonda, un’occasione per fare del Bene, per rendersi utili, per donare tempo in maniera costruttiva, per uscire da se stessi e riflettere. Queste attenzioni, questa vicinanza e condivisione con i nostri cari porteranno inaspettate gioie e soddisfazioni. E se ogni tanto si seccano ad essere chiamati? Insistete, ne avete il diritto!

E chi sta bene deve comprendere e aiutare! Perché?
Per chi sta male il sostegno dei familiari è parte fondante della terapia! Più è grave la malattia, più si necessita di aiuto sostanziale e psicologico. La malattia spesso ci coglie di sorpresa e sconvolge ogni momento, ogni giorno. Stare vicino ai cari malati, adoperarsi per loro, significa materialmente occuparsi di tutte le necessità, dalle più semplici (lavarsi, mangiare, ecc) a quelle più complesse, quali la diretta partecipazione ai percorsi di cura.

Spesso é proprio la difficoltà o l’impossibilità a svolgere le quotidiane mansioni della vita ad influire più negativamente sulla psiche, aumentando stress, sensi di colpa e dispiacere e, addirittura, aggravando il decorso della malattia. Anche il semplice aiuto in pratiche burocratiche o nell’assolvere compiti quotidiani, consente al malato di sentirsi meglio e meno preoccupato, la sua mente sarà più libera e capace di innescare il meccanismo di reattività corretto.
Altro aspetto che spesso viene trascurato in famiglia, in caso di malattia, è la comunicazione. Affrontare il tema della patologia, parlare con il malato della sua condizione di salute, metterlo a conoscenza della situazione attuale e futura, è spesso fonte di preoccupazione, angoscia e disorientamento. Tali emozioni vengono vissute privatamente, molto spesso non si condividono.

In questo caso é molto difficile suggerire una soluzione precisa, valida per tutti e tutte le situazioni. E’ però certo che la condivisione, la comprensione e l’unione tra le persone infonde sicurezza, favorisce il pensiero ponderato e consente di effettuare più facilmente le scelte opportune. Consigliamo anche, in casi di disorientamento e insicurezza, di consultare uno psicologo che possa condurre verso i corretti percorsi introspettivi eventualmente necessari.
Mai perdere la speranza! Mantenere sempre la prospettiva di guarigione è la cosa più giusta. Parimenti non teniamoci dentro le sensazioni negative, le paure, le angosce. La condivisione con i nostri cari è la scelta migliore.
Qualche consiglio utile nella comunicazione familiare/malato:

Ascoltiamo.

Il semplice ascolto è di grande aiuto per chi soffre. Ascoltare un malato non è cosa semplice. Spesso ciò che ci viene comunicato ci fa soffrire e l’istinto ci spinge a non ascoltare, a chiuderci per difenderci dalle sofferenze espresse. Sforziamoci all’ascolto, senza distrazioni e mostrandoci molto attenti, sarà di grande aiuto; inoltre teniamoci pronti a sollevare il morale, a sdrammatizzare e a trasmettere energia positiva, perché l’angoscia non abbia il sopravvento.

Parliamo.

Importante é anche continuare, se possibile, a rendere il malato partecipe della via familiare. Condividere con lui le esperienze di vita, conversare chiedendo consigli, senza aggravarlo di tensioni, ma facendolo sentire utile e partecipe, ringraziandolo sempre del contributo, di quanto ha fatto e quanto può ancora fare. Mostrare gratitudine é iniezione di linfa vitale per il malato.

Anche Il silenzio conta.

Talvolta anche lo stare in silenzio, insieme a chi sta male, é fonte di energia positiva.
E non scordiamoci che la malattia serve.
La malattia serve, è un fenomeno naturale che aiuta l’organismo a fare esperienza, ad imparare a reagire e a rimettersi in sesto; ci porta spesso a correggere stili di vita, ad apprezzare di più il Bene ed il benessere e a migliorarci. Gli stessi sintomi della malattia non sono altro che comunicazioni, segnali del nostro corpo, che ci indica il disagio e chiede di intraprendere le azioni di intervento opportune.
Talvolta la gravità della malattia ci travolge, celando il senso della stessa e sconvolgendo la vita. E’ proprio in quel momento che abbiamo più bisogno di capire e di essere aiutati: chiediamo aiuto se serve, offriamo aiuto a chi ne ha necessità.

Corri per il Cuore! Cardio Race
Previous post

La speranza: una pillola per l'Alzheimer

Next post

SAN VALENTINO: AMORE E CUORE - DI FRANCESCO FEDELE