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Si può morire per il troppo lavoro?

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Nei paesi Occidentali è sempre più radicata la cultura del lavoro e sono stati diffusi anche numerosi decaloghi contenenti indicazioni e suggerimenti specifici su come essere più produttivi; in Giappone, l’importanza del lavoro è stata estremizzata: si è giunti persino a dichiarare la “morte da superlavoro”, chiamata “karoshi” dai nipponici, una causa ufficiale di decesso.

I ritmi lavorativi estremamente frenetici nel paese del Sol Levante possono far raggiungere addirittura le 90 ore di lavoro a settimana: è molto comune tra i lavoratori rimanere a disposizione della propria azienda senza poi far conteggiare le ore di straordinari, questo perché si teme di ricevere una valutazione negativa dai propri responsabili. Inoltre, moltissimi giapponesi non arrivano a consumare neanche il 50% delle loro ferie annuali, vale a dire circa venti giorni, perché queste ultime sono viste come un segno di rallentamento dell’attività e mancanza di impegno nello svolgimento delle proprie mansioni.

Segue in basso

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Secondo dei dati diffusi dal Ministero del Lavoro giapponese, lo scorso anno circa 189 decessi sono stati classificati come “morti da superlavoro”, provocate da infarti, ictus o suicidio; probabilmente la cifra reale supera di gran lunga quella registrata nei dati. In questi casi, le famiglie delle vittime hanno diritto ad un risarcimento costituito da un sistema di benefici dei quali possono usufruire.

Il governo giapponese sta cercando di prendere rapidi provvedimenti a questo riguardo: già lo scorso anno, è stata approvata una legge che prevede la riduzione del numero totale di dipendenti che lavorano per più di 60 ore a settimana al 5% entro la fine del 2020.

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