Caffè e demenza, scopri la correlazione

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Le ricerche portate avanti hanno suggerito che la caffeina, ha diversi benefici di natura cognitiva.

Per esempio, uno studio pubblicato nella rivista Nature Neuroscience, nel 2014, ha trovato un collegamento tra la quantità di caffè assunta e il miglioramento a lungo termine della memoria.

L’ultimo risultato è stato ottenuto dall’analisi condotta su più di seimila donne, dai 65 anni in poi. Rientra ora tra gli effetti benefici della caffeina sul cervello il fatto che aiuta a tenere alla larga il deterioramento cognitivo in età avanzata.

La dottoressa Driscoll e il suo team hanno analizzato il consumo di caffeina dei partecipanti, registrando i dati riportati dagli stessi soggetti, sull’assunzione di tre bevande in particolare:

  • caffè
  • cola

Segue in basso

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Rispetto alle donne con un consumo di caffeina di circa 64 milligrammi giornalieri, è stato scoperto che coloro che avevano un consumo più alto, ossia più di 261 milligrammi al giorno, avessero il 36% in meno di insorgenza di demenza o di altri disturbi cognitivi.

I ricercatori hanno specificato che 261 milligrammi di caffeina possono essere l’equivalente di tre tazzine di caffè o di sei tazze di tè al giorno.

Bisogna però sicuramente tenere in considerazione che le scoperte del team di ricerca sono influenzate da un alto numero di fattori concomitanti, quali:

  • età
  • etnia
  • indice di massa corporeo (BMI)
  • fumo
  • consumo di alcol
  • depressione
  • pressione sanguigna alta
  • qualità del sonno
  • storia di malattie cardiovascolari

Sono infatti necessari ulteriori studi per verificare la veridicità dei risultati, dato che il consumo di caffeina è facilmente variabile in base allo stato di salute del soggetto.

L’effetto potenzialmente protettivo della caffeina potrebbe influire principalmente attraverso il blocco dei recettori dell’adenosina A2A (AR), la cui espressione e funzione degenerano con il normale invecchiamento e con le patologie collegate all’età.

Difatti, l’adenosina agisce facilitando A2A, agendo sull’inibizione dei recettori A2 per integrare la dopamina, il glutammato e il segnale dei fattori neurotrofici del cervello, modulando la plasticità sinaptica nella regione riguardante l’apprendimento e la memoria e fornendo la base cellulare e molecolare per il ruolo degli AR nella modifica della cognizione.

Secondo alcuni studi, il bloccaggio di questi recettori potrebbe invertire il l’Alzheimer e altri disturbi neurodegenerativi.

I ricercatori hanno inoltre scoperto numerosi fattori che potrebbero aumentare il rischio di insorgenza della demenza:

  • invecchiamento
  • genere
  • etnia
  • storia genetica
  • condizioni mediche e patologie, come diabete, ipertensione, colesterolo alto e obesità
  • depressione
  • fumo
  • alimentazione scorretta
  • eccessivo consumo di alcol
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